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MEDICI DI FAMIGLIA e IRAP
02.11.2009 - Il medico di famiglia, che esercita la professione medica in regime di convenzione con l’azienda sanitaria locale, opera con una prestazione di lavoro parasubordinato di collaborazione coordinata e continuativa. Ne consegue che tale attività professionale non realizza la soggettività passiva ai fini IRAP.
I giudici ricordano che il medico stipula con la Regione un particolare contratto per l’assistenza in base al quale si impegna ad assistere numero massimo di cittadini assistiti. Ne deriva che il corrispettivo dei medici di base convenzionati, vale a dire la loro capacità produttiva, “presenta una certa stabilità e continuità annua che dipende esclusivamente dal numero degli assistiti prefissato per legge”. Inoltre è chiaro come l’utilizzo di uno studio ove ricevere gli assistiti e di mezzi strumentali indispensabili per l’esercizio di detta professione, con l’apporto di un solo dipendente addetto alla segreteria, non può certamente andare a modificare la natura del rapporto professionale convenzionato, né costituire quell’autonoma organizzazione che giustificherebbe l’IRAP.
In particolare, “la ricchezza prodotta dal proprio sapere, esperienza professionale, spirito, d’iniziativa, costituisce profitto derivante solo dalla capacità del professionista che, come tale, non può essere ritassato dopo aver scontato l’IRPEF quale reddito di lavoro autonomo”.
Commissione tributaria provinciale di Ragusa sentenza n.236/2009
Anche recenti dichiarazioni mirerebbero a mettere definitivamente in soffitta l’IRAP, battaglia aperta da alcuni anni da Giuseppe Messina
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