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Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani
Assistenza primaria
Certificati, da maggio chi tiene armi soggetto a iter idoneità
04.04.2015
OGGETTO: Da Doctor 33
Dal 4 maggio prossimo nello studio del medico di famiglia si presenteranno anche le persone che detengono in casa un'arma da fuoco con regolare licenza. Una direttiva europea (51/2008) fatta propria dal decreto legislativo 29 settembre 2013 impone loro l'iter per il porto d'armi. Obiettivo: verificare le condizioni mentali di tutti coloro che tengono armi in casa. Il decreto recita che entro 18 mesi i detentori di armi - maggiorenni e senza precedenti penali- devono produrre il certificato medico per il rilascio del nulla osta all'acquisto di armi comuni da fuoco (RD773/31), salvo non ne abbiano già uno valido (sei anni è la validità del porto d'armi). L'iter diventa in pratica lo stesso sia per chi ha la licenza di detenzione di armi in casa sia per chi ha il vero e proprio porto d'armi a propria difesa. E riguarda pure le armi bianche "proprie" (pugnali & co). Come per chi ha il porto d'armi, occorrerà il certificato anamnestico del medico di famiglia; il curante potrà richiedere successivi accertamenti effettuabili in strutture pubbliche. Quindi, si passa per il nullaosta rilasciato dal medico dell'Asl o dei corpi militari dello Stato su modello ministeriale: va chiesto entro 3 mesi dalla data del certificato anamnestico del Mmg e per ottenere il documento in Questura deve risultare che il richiedente non è affetto da malattie mentali o vizi che ne diminuiscono, anche temporaneamente, la capacità di intendere e volere. Chi, scaduta la licenza, non si fa visitare, dopo il 4 maggio riceverà una diffida dal questore ma potrà presentare il certificato nei 30 giorni successivi al ricevimento della diffida. Alessandro Rossi, medico Simg, dal suo "osservatorio" ternano non prevede affollamenti insostenibili negli studi in quei trenta giorni. «In una zona appenninica come la mia dove tanti sono gli appassionati di caccia visito quasi ogni giorno pazienti per il certificato anamnestico pro-porto d'armi (rilasciato in libera professione). Qui non è infrequente che l'assistito erediti un'arma dal coniuge o dal genitore. Ora noi siamo chiamati ad accertare che l'assistito utilizzi o meno determinati farmaci o abbia dipendenze da sostanze. Il medico ha sempre un ruolo chiave nell'indagare se il paziente fa uso costante di sostanze psicotrope, e nel distinguere le situazioni: un conto è un calmante ogni tanto, un conto l'uso abituale di sostanze che portano dipendenza a partire dagli alcolici. L'onere in più costituito dal nuovo iter, a mio parere è bilanciato dal fatto che si tratta di una misura a tutela della collettività, come tale auspicata e auspicabile».

Mauro Miserendino
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