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Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani
Guardia medica
Sprechi nella sanità siciliana
20.09.2007
OGGETTO: La continuità assistenziale è quindi la prima a pagare per gli sprechi della Sanità Siciliana
Palermo, 20 settembre 2007
• Mentre a livello nazionale in sintonia con al linea politica sanitaria del Ministro alla salute si parla di progetti che potenziano il servizio di continuità assistenziale attraverso la sua estensione anche alle ore diurne(C.A. H 24) in attività distrettuali e di dipartimento cure primarie,medicina scolastica e preventiva,,screening delle malattie dismetaboliche ad alta valenza sociale, nella medicina fiscale, nella domiciliarità specialistica programmata, nella partecipazione alla formazione continua, aumentando sia qualitativamente sia quantitativamente i livelli di potenzialità assistenziale offerta ai cittadini, nella nostra Regione l’Assessore alla Sanità chiude circa 67 presidi di continuità assistenziale molti dei quali (28) nella sola provincia di Messina, togliendo così in alcuni comuni dopo la chiusura dell’ufficio postale e della stazione carabinieri anche la possibilità in pochi minuti di avere una risposta ad una richiesta di assistenza sanitaria soprattutto nelle ore notturne dove il medico di C.A. molte volte è l’unico garante della salute pubblica.

• La continuità assistenziale è quindi la prima a pagare per gli sprechi della Sanità Siciliana che sono ben altri; non si deve dimenticare che i medici di questo settore sono stati da sempre colpiti dai tagli della spesa sanitaria pur essendo i più sottopagati e sottooccupati e ciononostante garantendo da soli e in sedi a volte fatiscenti un servizio essenziale per la sanità. Infatti è da circa un decennio che si chiedono sempre più sacrifici alla Continuità Assistenziale, prima togliendo il raddoppio del medico nei prefestivi e poi nei festivi in quei presidi ricadenti in località ad alta valenza turistica(Taormina - Giardini Naxos - Santa Teresa di Riva ecc.) ed ancora riducendo i medici per presidio da 5 a 4,5, per arrivare ad oggi in cui il primo decreto attuativo emanato dall’Assessore dopo la pubblicazione del Piano di rientro è la soppressione dei presidi di C. A. che in realtà darà un risparmio iniquo rispetto al debito, ma di contro produrrà la riduzione dei livelli minimi di assistenza sanitaria nel territorio.

• Poco importa se avremo così un territorio con elementi di criticità del servizio, con una diminuzione dei livelli di efficacia dell’assistenza sanitaria di I livello e dell’accessibilità verso codesto servizio da parte della popolazione ; e penso ai più deboli come gli anziani e i bambini di quei comuni che il primo ottobre troveranno chiusa la guardia medica, che fino a quel momento era stata per loro un importante punto di riferimento.

L’Assessore dice che saranno mantenuti gli attuali livelli occupazionali, ma io penso a quei colleghi ormai avanti con l’età con moglie e figli a carico,che per l’inadempienza dell’assessorato alla Sanità dal 2003 aspettano uno sbocco lavorativo permanente, e che adesso con questi tagli perdendosi circa 300 posti di lavoro vedranno forse vanificate le aspettative di una vita ;al danno quindi si aggiungerà anche la beffa.
Per queste importanti ragioni lo SNAMI da tempo è impegnato anche in campagne di sensibilizzazione dei sindaci,degli amministratori locali e regionali, dei medici di categoria e lo continuerà ad essere per l’adozione di tutti gli adempimenti necessari per riqualificare e potenziare la continuità assistenziale ormai divenuto un servizio territoriale essenziale per la sanità pubblica, e per dare più dignità e più sicurezza economica ai medici che vi operano.

IL RESPONSABILE REGIONALE DI SETTORE
Dott. Giancarmelo La Manna
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