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Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani
Guardia medica
No a questo piano di riorganizzazione della continuità assistenziale
14.03.2007
OGGETTO: Contrarietà al piano di riorganizzazione della continuità assistenziale secondo quanto previsto nell'atto di indirizzo della regione siciliana.
Messina, 14 marzo 2007 - Prot. 4/2007
Nella qualità di responsabile di settore per la continuità assistenziale, rappresento la mia forte contrarietà al piano di riorganizzazione e razionalizzazione della stessa così come si evince dall’atto d’indirizzo per la politica sanitaria in Sicilia prospettato dall’assessore regionale, ed in particolare mi riferisco allo spostamento d’alcune sedi di C.A. presso i pronto soccorsi ospedalieri per trattare i codici bianchi, e alla paventata chiusura d’alcuni presidi di guardia medica che ormai è proposta ogni volta dai neo assessori alla sanità, anche con articoli comparsi su varie testate giornalistiche come il rimedio, la medicina che può sanare il buco economico della sanità siciliana, come se chiudendo circa 60 presidi di continuità assistenziale, di cui la maggior parte nella sola provincia di Messina, ciò salverebbe il bilancio regionale!
Desidero fortemente sensibilizzare l’opinione pubblica proprio su delle osservazioni che qui di seguito mi permetto di fare:
1) la chiusura di circa 60 presidi di continuità assistenziale per meri calcoli d’apparente facile risparmio economico, interessando le sedi di minore incidenza di prestazioni e quindi di popolazione, penalizzerebbe fortemente la fascia più debole della popolazione, come gli anziani e i bambini, in quei comuni piccoli e lontani dagli ospedali, dalle grandi vie di comunicazioni, dove il medico di C.A. nelle proprie ore di servizio è l’unico garante della salute pubblica e questo a fronte di sacrifici personali, prestando da solo quindi un servizio essenziale per i cittadini di un paese e di una regione che si vuole chiamare civile;
2) l’art. 64 del nuovo accordo collettivo nazionale di medicina generale a proposito della C.A. introduce il concetto di rapporto ottimale. E’ bene però sottolineare che tale concetto non ha alcun riferimento con l’ottimizzazione del rapporto medico-paziente, ma costituisce uno strumento di controllo nelle fasi d’attribuzione degli incarichi di continuità assistenziale, tralasciando però un importante aspetto per il raggiungimento della efficienza del servizio; e cioè che la continuità assistenziale non è assimilabile alla assistenza primaria da cui è stato forse mutuato il concetto di rapporto ottimale, poiché nella programmazione del servizio e nella definizione dei processi di razionalizzazione non è possibile tener conto delle situazione orogeografiche, abitative ed organizzative del territorio con il limitatore del rapporto ottimale; è bene tener conto quindi della viabilità locale, della distribuzione della rete ospedaliera, dei pronto soccorsi, dei servizi d’emergenza sanitaria nel territorio, ecc. e delle specifiche funzioni che contraddistinguono questi e altri servizi.
Per queste importanti ragioni la definizione del fabbisogno dei medici di continuità assistenziale dovrebbe essere definita secondo criteri non legati ad un rapporto numerico, ma ad un rapporto d’efficienza/efficacia che origina dalla conoscenza diretta del territorio, di cui fa parte integrante il medico di continuità assistenziale.
3)Lo spostamento d’alcune sedi di continuità assistenziale presso le sedi dei Pronto soccorsi ospedalieri per il trattamento dei codici bianchi così come prospettato dall’atto d’indirizzo dell’assessore alla sanità non è auspicabile perché non contemplato dall’accordo collettivo nazionale, non si può pensare di risolvere gli intasamenti dei pronto soccorsi utilizzando il medico di continuità assistenziale e quindi stravolgendo quelli che sono i suoi compiti istituzionali di medico del territorio, mettendo così a rischio la qualità del servizio e la dignità dei medici che vi operano i quali dovrebbero lavorare nei pronto soccorsi senza formazione ed incentivi.
Sarebbe auspicabile invece creare per ogni Distretto sanitario e lontano dai pronto soccorsi, delle sedi di continuità assistenziale operanti H 24 ove trattare i codici bianchi e così decongestionare i pronto soccorsi ospedalieri ricadenti nel distretto, naturalmente avviando contestualmente una politica d’informazione ed educazione sanitaria della popolazione residente nel distretto.
Pertanto ciò non può che avvenire se non di concerto con le organizzazioni sindacali rappresentative dei medici, riaprendo le trattative e valutando le loro proposte che più volte sono state prospettate alla parte pubblica per migliorare e qualificare un servizio territoriale essenziale per la sanità pubblica quale è quello dei medici di continuità assistenziale.
Il Responsabile di Settore
Dott. Giancarmelo La Manna
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